Lo stretching

Lo stretching statico si esegue tendendo in allungamento un muscolo fino a far entrare in azione il riflesso miotatico inverso. Ovvero, il muscolo, allorquando si rilascia completamente, viene teso per 20-30 secondi al di sotto della soglia del dolore e dal quel momento inizia ad allungarsi. Questa pratica ha dimostrato attraverso numerose ricerche di produrre un adattamento ipertrofico sulle fibre muscolari, allungandole e formando nuovi sarcomeri tra la fine della fibra muscolare e il tendine. In relazione a queste ricerche, si è pensato che se un muscolo aumenta il suo numero di sarcomeri, per definizione, aumenta alla stessa stregua la sua forza di contrazione.

Dagli ultimi studi in campo della preparazione atletica, si è visto che tutto questo è vero solo parzialmente. È vero che un muscolo aumenta la sua forza se viene allungato, ma se il muscolo si allunga molto, esso perde di reattività contrattile (la stifness). Le ultime metodologie di allenamento per accrescere la forza muscolare funzionale dei muscoli, non tendono più aumentare la loro lunghezza, ma la loro elasticità. Nel trattamento posturale questa novità di intervento risulta essere di interesse particolare per la costruzione di un intervento diverso rispetto a quello che negli anni passati si faceva nella ginnastica correttiva. La riattivazione dei muscoli che sono rigidi e poco elastici, deve essere fatta eseguendo dei leggeri prestiramenti in modo tale che esso possa contrarsi attraverso il riflesso miotatico. Impartiremo stiramenti sempre più potenti nel momento in cui il riflesso miotatico riprenda la sua naturale azione riflessa. Daremo ai muscoli la possibilità di riprendere la sua naturale funzione attraverso l’attivazione pliometrica neuromuscolare (Pliometric Neuromuscolar Activation, PNA).

Il PNA risulta essere nella pratica posturale quell’allenamento che provoca una risposta muscolare veloce e selettiva. Esso sembra essere la strada più semplice e risolutiva per dare forza pliometrica funzionale e ROM articolare alle articolazioni. Le articolazioni, sono soggette all’azione muscolare dell’agonista e dell’antagonista che tendono a bilanciare l’articolazione rendendole stabili e flessibili allo stesso tempo, qualora uno di questi risulti essere accorciato e/o irrigidito, l’articolazione sarà instabile e sbilanciata, comportando curve scheletriche che rientrano nella paramorfia posturale. Questa tecnica deve essere eseguita lavorando inizialmente su un distretto articolare isolato, e prevederà la somministrazione di esercizi con contrazioni pliometriche, sfruttando il riflesso miotatico. Si sfrutterà la forza di gravità per eseguire gli allungamenti e le mani dell’operatore per gestire e coordinare l’azione dei fusi neuromuscolari che causano un accorciamento. In seconda analisi, si procederà a coinvolgere distretti muscolari sempre più vasti, fino a intervenire sulle catene muscolari cinetiche in cui il muscolo è inserito. Gli esercizi devono essere eseguiti in modo da apprendere la giusta coordinazione per eseguire contrazioni concentriche subito dopo il prestiramento, sfruttando al massimo la stifness fasciale.

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